IStoria del turismo nell' Uluru-Kata Tjuta National Park
All'inizio del 1900 i governi di WA, SA e NT dichiararono riserva la zona dove i 3 confini si incontrano. La risultante Great Aboriginal Centre Reserve fu creata e mantenuta come santuario per la gente nomade la cui sopravvivenza era considerata in pericolo. Finio agli anni '40 pochi bianchi si erano avventurati in questa riserva, della quale la zona fatta parco ne era solo una piccola parte. Alcuni missionari, gli ufficiali del Native Welfare Patrol, avventurieri e cacciatori di cani selvatici viaggiarono attraverso l'area su camelli, cavalli e, talvolta, macchine. Lasseter cercò l'oro e la sua morte solitaria nelle Pettermann Ranges nel 1931 è ancora ricordata dagli anziani Anangu ("noi la gente") che provarono ad aiutarlo. Durante questo periodo gli Anangu divennero sempre più coinvolti nelle attività dei "doggers" che ricevevano un premio per le pelli di dingo. Le interazioni coi doggers portarono gli Anangu ad avere i primi incontri col nuovo cibo, oggetti, abiti e speranze legate al comportamento europeo.
Sebbene molti degli incontri tra Anangu ed esploratori, minatori e doggers fossero lontani dall'essere amichevoli, non fu fino a che i pastori (che erano stati largamente sconfitti dall'ambiente durante l'800) provarono a reinsediarsi che le interazioni tra europei e Anangu divennero più violente. A causa degli effetti della siccità e degli enimali erbivori introdotti, le risorse di cibo del bush si erano ridotte, e la competizione per esse creò conflitti. Come risultato le pattuglie di polizia divennero più frequenti.
Uno degli incidenti che caratterizzò questo periodo di espansione bianca nelle terre aborigene avvenne ad Uluru nel 1934. Un uomo, i cui figli vivono tuttora ad Uluru, fu inseguito per essere fuggito alla custodia e raggiunto in una caverna a Mutitjulu dove venne ucciso da un poliziotto. Questo era un periodo di timore crescente per la polizia. Molta gente abbandonò l'area e si sposto’ nella riserva o a sud-est in zone più sicure.
Più tardi gli Anangu abbandonarono le riserve per le città e le proprietà degli allevatori, sia per le siccità degli anni '50 e '60, che per soddisfare le proprie curiosità per i bianchi. Come risultato molti ufficiali del governo pensarono che le riserve fossero un fallimento come santuario e che la società aborigena stesse collassando come risultato inevitabile dei contatti coi bianchi. Per ridurre i movimenti verso le aree già abitate il governo accelerò il tentativo di assimilarli creando depositi di cibo e missioni. Questa politica di assimilazione aveva lo scopo di fornire agli Anangu la necessaria cultura per renderli più accettabili agli occhi della comunità bianca.
Per la frustrazione del Gov, si capi’ come la cultura Anangu negli anni '50 e '60 fosse ancora profondamente viva. Continuavano a viaggiare fuori dalla riserva, cercare cibo nel bush, visitare parenti, partecipare a cerimonie, e insegnare ai propri bambini i principi della loro cultura che gl permetteva la sopravvivenza.
L'area iniziale della riserva fu ridotta 2 volte nei due decenni successivi. Nel 1940 fu ulteriormente ridotta per permettere l'accesso a quella che sembrava una certa fonte d'oro. Nel 1948 fu fornita una strada d'accesso, da est, a Uluru, per favorire i turisti, ma durante i primi anni '50 i viaggi alla Rock rimasero eventi rari. Erano generalmente tour di pochi giorni in campeggio che richiedevano una buona organizzazione. Nel settembre 1950 Len Tuit fu l'ospite di un gruppo di 22 studenti della Knox Grammar School, per incarico dell'antropologo Charles P. Mountford. Invece che viaggiare su strada da AS, fu deciso di viaggiare dalla Ghan fino al Finke, con pane e riserve di frutta fresca e vegetali che erano stati portati via aerea da Oodnadatta ad AS. Tuit incontrò il gruppo al Finke e lì la spedizione che includeva un bus e un carro per i passegger, e un terzo carro per "alloggi" e cibo. Il primo campo per la notte fu fatto a Erldunda, il secondo a Mt Connor: la spedizione fu un tremendo successo e e diede a Tuit molto da pensare.
Altri tour seguirono sebbene la mancanza di servizi li rendeva possibili solo per i più avventurosi. Inoltre, essendo la zona di Ayers Rock entro I confini di una riserva aborigena, i tour erano rigidamente controllati. Nel 1953 Tuit e Bond ebbero il permesso di portare solo un gruppo alla roccia. Bond dovette impegnarsi molto per ottenere che zona fosse aperta senza restrizione. Incontrò poca vera opposizione, sebbene Ted Strehlow, allora un Patrol Officier per il Native Affairs Branch, sostenne che sarebbe stata necessaria una stagione di solo 3 o 4 mesi l'anno per proteggere l'ambiente.
Frank Wise, l'amministratore, fu un simpatizzante dell'idea della creazione di un parco nazionale e sembra che questo garantì l'autorità morale di cominciare a portare i visitatori alla roccia, prima che l'area intorno ad Ayers Rock e alle Olgas venne registrata come Parco Nazionale il 20 febbraio 1958.
Bill Harney arrivò ad Ayers Rock nel 1957 e fu scelto nel 1958 come curatore ufficiale del parco. Solo poche famiglie Anangu vivevano ad Uluru a quel tempo, e i turisti erano pochi e arrivavano durante l'inverno. Nel 1964 i sussidi pastorali vennero revocati, costringendo molti Anangu ad abbandoanre le concessioni pastorali trasferendosi ad Uluru. In questo periodo le interazioni tra Anangu e il numero crescente di turisti erano bilanciati. Come il numero di turisti crebbe, però, i rapporti peggiorarono e i tour operator misero pressione sul Native Welfare Branch per far allontanare la gente.
Nonostante questo alcuni Anangu rimasero ad Uluru ma alla fine degli anni '60 molti dei tradizionali proprietari di zone del parco erano dispersi attraverso l'AC. Gli Anangu divennero più mobili avendo acquistato cammelli, muli e moto. Tornavano sempre più spesso ad Ayers Rock per vendere i loro manufatti ai turisti, come già avevano fatto ad Angas Down e Curtin Springs.
Gli Anangu compresero che le loro terre tradizionali erano sotto la pressione di pastoralismo, miniere e turismo, e decisero di agire. Nel 1976 fu creato un consiglio regionale ed Uluru e Kata-Tjuta erano tra le zone che più richiedevano protezione. Non fu prima del 1979 che che fu riconosciuta l'esistenza dei proprietari tradizionali.
Mr Justice Toohey (l'allora Aboriginal Land Commissioner), sebbene non volesse sentire richieste di terre già dichiarate N.P., identificò formalmente 104 proprietari tradizionali per Uluru e 57 per Kata-Tjuta. Questo riconoscimento di proprietà avvenne nonostante quell'area del parco non fosse richiedibile entro I termini dell'Aboriginal Land Rights Act (NT) del 1976. Non fu fino al 1983, dopo una nuova richiesta degli Anangu per il titolo di proprietari di Uluru-Kata-Tjuta, che l'allora Primo Ministro, Bob Hawke, annunciò l'intenzione del governo di garantire l'inalienabile titolo di proprieta’ ai proprietari tradizionali. L'accordo sotto il quale queste terre venivano restituite ai legittimi proprietari prevedeva l'immediata concessione del prestito all' Australian National Parks and Wildlife Service per 99 anni.
I proprietari tradizionali ricevettero il titolo il 26 ottobre 1985 dal Governatore Generale Sir Ninian Stephen. Questa occasione riconobbe formalmente la proprietà Anangu sull'Uluru N.P, mentre contemporaneamente riconosceva queste terre come di importanza internazionale.
La necessità di un resort come Yulara (oggi chiamato Ayers Rock Resort) era stata già individuata da uno studio effettuato dall'Australian National Travel Association nel 1965. La pressione turistica stava avendo un impatto pesante sull'ambiente e i servizi esistenti erano ormai inadeguati. La creazione di un resort in una zona isolata e con temperature estreme, senza infrastrutture o servizi quali energia elettrica, acqua e sistema di fognature, era riconosciuta come una grande impresa. Molti progetti di fattibilità furono effettuati da consulenti privati e dalle autorità governative, e dovettero passare 19 anni dal commissionamento del primo studio turistico nel 1965 al completamento del resort nel 1984. Il campeggio pubblico entro il parco venne chiuso nel 1983 e i motel ebbero lo stesso destino nel 1984.
Prima dello sviluppo del rsort, una serie di motel vecchi e poveri furono pericolosamente creati all’ombra di Ayers Rock. I veicoli e I visitatori hanno gradualmente danneggiato la flora che proteggeva le dune sabbiose dal dilavamento, mentre le popolazioni animali si spostarono verso aree piu’ sicure. L’Uluru National Park venne incluso in una rete mondiale di biosfere, il Man & Biosphere Conference of UNESCO (Unitred Nations Educational, Scientific & Cultural Organisation) e fu chiaro che era ormai necessario un piano a lungo-termine per la protezione della natura e l’incremento del turismo.
Il sito del resort fu’ scelto secondo diversi criteri: l’accettabilita’ per gli aborigeni, l’accessibilita’ a risorse idriche e la vicinanza ad Ayers Rock e alle Olgas. Il suo design, ideato dal pluri-premiato architetto australiano Philip Cox, suscito’ sensazione quando venne mostrato nel 1981.
La conservazione dell’energia in una zona dalle temperature estreme e’ essenziale e il posizionamento degli edifici in modo che si facessero ombra a vicenda, l’uso di verande che riparassero visitatori ed edifici, contribuiscono alla riduzione delle esigenze energetiche. Circa 2100 pannellli solari sono piazzati in vare aree del resort, e forniscono non solo il riscaldamento per il 70% della richiesta di acqua calda, ma anche il riscaldamento e il liquido di raffreddamento per il sistema di condizionamento. Questa energia e’ controllata dal Resort Cenntral Energy Plant, che e’ localizzato entro il Visitor Centre. Il design del Resort e la sua tecnologia hanno creato una nuova tendenza per questo tipo di strutture.
Piscine, prati verdi e giardini, comprendenti oltre 120000 specie native australiane, sono possibili in ambiente cosi’ arido grazie ad un complicato sistema di trattamento delle acque, dove nulla viene sprecato.
L’acqua necessaria al Resort e’ pompata da pozzi sotterranei nei vicini Dune Plains Aquifer. Con un totale di sali disciolti pari a 2100 ppm, quest’acqua e’ accettabile per l’irrigazione e I servizi domestici, ma non e’ adatta al consumo umano. Acqua non trattato rifornisce gli idranti, le dcisterne delle toilette e alcuni giardini, mentre il rimnente viene trattato per abbassare il livello dei TDS. E’ stato installato un sistema per la desalazione che usa una elettrodialisi inversa. E’ uno dei due piu’ grandi impianti EDR dell’emisfero sud.
L’elettrodialisi e’ un processo di scambio ionico. Seguendo il trattamento, il ‘brine’ concentrato viene trasportato per l’evaporazione. Scavi intensi sono stati effettuati prima delle scelta del sito, al fine di vagliare il rischio di inquinamento delle acque per eccesso di sali. L’emissione dell’impianto e’ di 41000 litri/ora in condiziooni normali. LL’accumulo di acque trattate avviene in due taniche delle capacita’ di 2’000’000 di litri, 2 volte il consumo giornaliero previsto. Per ragioni ambientali ed estetiche, l’acqua e’ pressurizzata grazie ad un sistema di pressurizzazione elettrica che consiste in 4 pompe in successione, piuttosto che in un sistema a gravita’ che renderebbe necessaria una torre. L’acqua trattata prodotta e’ continuamente monitorata e ne viene registrato il contenuto di sali e cloro. La qualita’ dell’acqua e’ testata con cadenza mensile dai laboratori della Power & Water Authority ad Alice Springs.
Il Power & Water Authority fa anche operare e cura la stazione energetica di Yulara. l‘impianto energetico del sito impiega 6 motori MWM dual fuel. Gas naturale liquido (LNG) e’ prodotto da un operatore privato di Alice Springs e trasportato su road train fino a Yulara dove e’ raccolto in una tanica criogenica e ri-gasificato per renderlo utilizzabile dai due motori dual-fuel.
Yulara ha una comunita’ di residenti di circa 1000 persone ed e’ il quarto centro del NT per popolazione. Quando e’ ‘fully booked’ arriva dopo Darwin, Alice Springs e Katherine, con le sue 5000 persone suddivise tra:
Sails in the Desert Hotel, 228 stanze
Desert Garden Hotel, 160 stanze
Emu Walk Apartments, 56 stanze
Spinifex Lodge, 68 stanze
Outback Pioneer Lodge + Hotel, 149 stanze d’albergo e 224 letti nel lodge.
Il principale Campground ha 220 piazzole senza energia e 179 con energia, 14 cabine ‘self-contained’ con aria condizionata e 6 siti per I pullman.
La pimary school locale e’ diretta dal Dr Dennis Aistrope, che e’ pienamente qualificato nel campo della cura dei bambini. 3 aestri sono attualmente impiegati nella scuola che, attualmente, gestisce 49 studenti per tutto il loro ciclo scolastico.
Entro I confini del parco anche la Mutitjulu Community ha una scuola che attualmente ospita 26 studenti, ma e’ stato recentemente approvato un progetto per includere una high school a Mutitjulu.
La Police Station di Yulara controlla un’ampia zona che va dal confine col WA a quello sud col SA a Mt.Ebenezer a est, per una superficie totale pari a 20000 km2, un’area pari all’estensione del Galles. Ci sono attualmente 4 ufficiali di poizia (3 uomini e 1 donna) che, nel solo 1996, hanno dovuto intervenire per 20 cappottamenti di auto lungo la Lasseter Highway.
La Yulara Fire Station impiega 1 pompiere a tempo, 12 ausiliari (parzialmente stipendiati) e 2 volontari, e offre alla comunita’ un servizio di 24 ore. La stazione ha a disposizione un carro antincendio, una unita’ per l’incendio delle distese erbose e assiste la polizia nei soccorsi, sebbeni gli interventi ad Ayers Rock siano condotti da Park Rangers e personale Emergency Service.
Il Medical Centre RFDS e’ localizzato a Yulara Drive, vicino alla Police Station. E’ aperto lun-ven dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17 (ma gli appuntamenti sono necessari), dalle 10 alle 11 il sabato, domenica e public holidays, per le sole urgenze (appuntamento non necessario). Telefonatate fuori orario all’8952 5733, emergenze 000.
C’e’ uno staff medico piccolo ma diversamente qualificato:
- 2 medici assegnati 3 settimane a Yulara (24 ore 7 giorni su 7) e 3 fuori
- 2 ‘Community Health nurses’ residenti a Yulara (24 ore, 7 su 7)
- 2 paramedici residenti a Yulara (24 ore, 7 su 7)
- 1 ‘medical receptionist’ full-time e 1 part-time
- Ausiliari volontari per le ambulanze residenti a Yulara.
Nel Medical Centre ci sono un dentista, alcune medicine, una stanza con letti, stanze per I consulti, un ufficio paramedico, una stazione d’assistenza ai bambini, e Il deposito per 2 ambulanze. Garantisce interventi generici e programmi di cura preventiva.
Le visite dentistiche e fisioterapiche hanno cadenza annuale. Una visita optometrica dal Laubman & Pank ad Alice Springs e’condotta 2 o 3 week-end la settimana, o su richiesta.
Lo Yulara Town Council e’ stato istituito nell’Ottobre 1992 sotto il Northern Territory Government Act. E’ uno dei quasi 30 Community Government Councils esistenti nel NT. Durante il periodo di ristrutturazione del Resort Management, nei primi anni ‘90, quando il nome fu cambiato da Yulara Resort in Ayers Rock Resort, fu presa in considerazione la possbilita’ di istituire un’autorita’ di governo locale che potesse gestire la comunita’ in modo diretto, in modo da garantire I soliti servizi di governo locale ed essere in grado di saddifare le domande e le attese della comunita’.
La cittadina di Yulara copre 140 km2 e ci sono 9 consiglieri eletti dai residenti, la cui carica dura 3 anni. C’e’ una stretta collaborazione di lavoro tra il Consiglio e l’Ayers Rock Resort Company, che ha la responsabilita’ del Resort ed impiega solitamente 650 persone.
Il condilio opera con un budget annuale di circ 1 milione di $. L’ARRC ha il libero titolo di proprieta’ del terreno su cui si trova la cittadina, ed e’ l’agente del NT Housing Commission, e fornisce alloggi a tutte le persone che operano nel Resort.
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FIRE MANAGEMENT
Oggi molti degli incendi sono condotti secondo le regole tradizionali Anangu. Esse sono di vitale importanza per la conservazione dell’ecologia dell’Australia Centrale.
La vegetazione del Parco e’ suddivisibili in due categorie:
- Vegetazione dominata dallo SPINIFEX. Occupa le dune e i piani piu’ alti ed e’ costituita da erbe e alberi molto sparsi. Molte delle piante rivegetano spuntando sia da sottoterra che da sopra il terreno, come nel caso del desert oak. Dopo il fuoco la ricrescita e’ visibile entro poche settimane, anche senza pioggia. La vegetazione con queste caratteristiche puo’ sopravvivere a incendi freqenti.
- Vegetazione dominata dalla MULGA. E’ caratteristica dei piani piu’ bassi e degli spazi compresi tra le dune. Molte delle piante di queste zone rigenerano dai semi. Il fuoco, in questo tipo di vegetazione, uccide. La nuova crescita la si ha solo dai semi che spesso richiedono la rottura meccanica determinata dal fuoco per germogliare. Ci vogliono due stagioni di pioggia perche’ il progesso si avvii con decisione. I giovani alberi di mulga hanno bisogno di 10-20 anni prima di essere pronti a produrre semi a loro volta. Pertanto incendi in una foresta immatura possono eliminare intere comunita’. Oggi nel Parco ci sono ampie distese di Mulga, soprattutto vicino ad Uluru. Queste piante, che hanno piu’ o meno la stessa eta’, derivano da semi germinati dopo gli incendi del 1976. Queste aree, vista la sensibilita’ al fuoco, possono sopportare incendi solo ogni 50 ann
PIOGGIE NELL’ULURU-KATA TJUTA N.P.
Come parte dell’Australia Centrale Uluru riceve circa 22 cm di pioggia ogni anno. Queste precipitazioni si verificano a fine estate e sono la chiave del pericolo incendi ad Uluru. Maggiori le pioggie, maggiore la quantita’ di materiale incendiabile, maggiore il rischio di incendi.
I due tipi di vegetazione, mulga e spinifex, producono materiali infiammabili in diversi modi. Nelle zone dominate dalla mulga, le piante erbacee costituiscono il principale combustibile. Crescono velocemente dopo le pioggie e muoiono dopo un breve periodo arido. Entro 6 mesi sono sparite e c’e’ troppo terreno scoperto perche’ un incendio possa svilupparsi.Pertanto il periodo di pericolo per le zone a mulga durano circa 6 mesi dopo le pioggie.
Anche lo spinifex cresce dopo le pioggie ma non muore subito. Invece rimane infiammabile: con la pioggia la quantità di spinifex aumenta e il materiale infiammabile aumenta di molto.
I periodi di elevatissimo rischio si verificano dopo qualche anno senza incendi quando lo spinifex e’ aumentato e le erbe delle zone a mulga sono cresciute grazie alla pioggia stessa. In queste situazioni incendi incontrollati possono diffondersi attraverso entrambi i tipi di vegetazione.
INCENDI NATURALI
Si verificano nei primi mesi estivi. Sono provocati da fulmini o da tempeste elettriche secche provenienti dal nord-ovest. Quando queste tempeste si verificano il clima e’ solitamente caldo, secco e ventoso, condzioni ideali per un incendio i cui danni possono essere devastanti.
Gli incendi tradizionali degli Anangu furono interrotti quando essi vennero allontanati dalla zona negli anni ‘30. Durante gli anni ‘40 le precipitazioni furono buone e la vegetazione crebbe rigogliosa. L’incendio del 1950 brucio’ quasi 1/3 della vegetazione del Parco. Il processo si ripete’ nel 1976 quando 2 incendi distrussero la vegetazione del 76% del Parco.
Che cosa si era sbagliato?
USO ANANGU DEL FUOCO
L’incendio sistematico del territorio comincio’ con gli esseri ancestrali del Tjukurpa. Lungkata, ad esempio, brucio’ lo spinifex durante il suo viaggio dal nord verso Uluru.
Il fuoco era stato da sempre parte della legge tradizionale e per migliaia di anni gli Anangu avevano provocato incendi presso Uluru. Erano utilizzati non solo per cucinare, scaldarsi o fare utensili, ma per favorire la crescita dei frutti della foresta, cacciare la selvaggina, trasferirsi piu’ facilmente. Questi incendi a macchia erano controllati anche a pochi ettari.
I primi esploratori hanno sempre riportato l’avvistamento di questi incendi nei loro diari.
Gli incendi Anangu sono solitamente piccoli e vicini tra loro, e lasciavano una specie di mosaico fatto di zone bruciate e altre non. I mosaici dividevano la vegetazione e, nei secoli, hanno portato a cambiamenti degli habitat. La vita naturale (wildlife) ha tratto benefici da questi cambiamenti.
Nelle zone appena ricresciute, piccoli animali, uccelli, rettili, malu (canguro rosso), mala (rufous hare-wallaby) e ninu (bilby) si spostavano per nutrirsi delle erbe e delle piantine soffici. Il duro e non bruciato spinifex forniva invece riparo per animali meno mobili. Essendo i ‘tasselli’ del mosaico di dimensioni ridotte, gli animali ne potevano trarre benefici.
Gradualmente animali, piante e Anangu erano diventati dipendenti da questo sistema di gestione del terreno.
RITORNO AL SISTEMA TRADIZIONALE
Per prevenire i danni alla vegetazione gia’ indotti nella zona degli europei, i manager del Parco decisero di avvicinarsi al modello di gestione tradizionale. Anangu gestirono, con l’assistenza dei ranger, l’utilizzo del fuoco.
Il sistema usato e’ detto PATCH BURNING e consiste nel nel bruciare piccole zone (anche pochi ettari). Aiuta a proteggere la vegetazione dagli incendi naturali piu’ distruttivi. Da un satellite le aree bruciate e quelle non formano un mosaico. Negli anni, con la ricrescita delle aree bruciate, il satellite mostra diverse ombre secondo i vari livelli di sviluppo. Questi livelli di crescita li si puo’ osservare anche dalla strada.
Il patch burning agisce riducendo la quantita’ di materiale infiammabile in aree e strisce lungo il parco. Queste strisce e aree rompono la forza di un incendio naturale eventualmente sviluppatosi nella zona.
Il processo e’ progressivo per cui la ricrescita e’ a fasi. Ristabilire il mosaico sull’intero parco richiedera’ circa 20 anni poiche’ solo il 5% della superficie totale e’ bruciato ogni anno.
Questo sistema ha anche vantaggi ecologici in quanto fornisce riparo e ricrescita a supporto della wildlife. I biologi lo definiscono come ‘edge effect’. Ritengono che la wildlife si rifugi tra la vegetazione piu’ vecchia, meno adatta all’alimentazione, e si muovano verso i nuovi germogli per nutrirsi.
Aree di mulga immatura sono state protette con questo sistema. I proprietari tradizionali e i park rangers hanno bruciato zone introno ad esse durante l’inverno quando le basse temperature e i venti scarsi permettevano un efficace controllo del fuoco.
Il progetto di patch burning e’ stato iniziato gia’ nel 1985. Sono stati necessari anni per favorire la ricrescita delle zone devastate nel 1976 in modo da fornire il materiale infiammabile sufficiente agli incendi controllati. Le osservazioni satellitari, tuttavia, hanno gia’ mostrato come il programma stia producendo effetti positivi.
Durante il 1990 due spaventosi incendi si sono sviluppati nel parco, sostenuti da caldo, secco e vento.
Uno venne da sud, spostandosi alla velocita di 30 km in una sola notte. Non appena entarto nel Parco si e’ rotto in lunghe strisce, molte delle quali sono state controllate con facilita,. Un incendio simile proveniente da nord si e’ suddiviso entro il Parco e si e’ dissolto.
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